Tre giorni a Parigi

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“Tre Giorni a Parigi”  di Marco D’Alessandro

Introduzione

In tutto il mondo è conosciuta come la “Ville Lumière” (città delle luci) e passeggiandoci di sera si capisce benissimo il perchè di questo soprannome.
Ma Parigi è affascinante di sera esattamente come lo è di giorno, grazie ai suoi spazi immensi ed alla molteplicità delle architetture e delle atmosfere dei suoi “arrondissement” (insiemi di quartieri).
Una delle cose che colpisce nel girovagare fra le strade è la multirazzialità di questa città, una multirazzialità che, volendola definire con un aggettivo, si può dire acquisita: dalla gente per strada fino alle rivendite di ogni genere, si nota che l’interazione fra i vari gruppi etnici è assolutamente parte integrante della cultura sociale parigina. Ovviamente dicendo questo non voglio descrivere uno scenario utopico o troppo idealizzato, sicuramente uscendo dal centro parigino e andando nelle periferie qualche “magagna” salterebbe sicuramente fuori; ma da una città il cui censimento non prevede domande sull’etnia o sulla religione, per noi che siamo italiani, c’è sicuramente qualcosina da imparare.
Prima di partire avevo sempre sentito dire che i francesi, in particolar modo i parigini, sono un popolo “spocchioso” con la ferma intenzione di mantenere una certa distanza; ora che ho potuto provare sulla mia pelle l’ipotetica fondatezza di queste allusioni, posso affermare con certezza che come in ogni luogo del mondo ci sono persone altezzose ma ce ne sono altrettante cordiali, tranquille ed estroverse. Quindi il primo tabù da sfatare è la cosidetta “puzza sotto il naso” dei francesi infatti, anche nei casi dei parigini più “spigolosi”, penso che non si tratti di manie di superiorità ma piuttosto di un profondo senso di appartenza nazionalistica. Per capirci: è un continuo sventolar di bandiere blu-bianco-rosse da ogni possibile sporgenza di palazzo storico o monumento.
Con onestà e un pizzico di vergogna ammetto che, da italiano, nutro un pò di invidia nei loro confronti perchè sono convinto che se anche noi avessimo questa percezione della nazione, se anche noi avessimo questo senso dello Stato sicuramente oggi non vivremmo un momento socio-politico come quello che stiamo attraversando.
                                                      (comunque)
Un’altra delle cose che avevo sempre sentito dire a proposito di Parigi è la perfetta fruibilità della sua metropolitana… beh, questa non è una diceria: è verità assoluta! La metro di Parigi è spettacolare: copre l’intera città con le sue 14 linee, caratterizzate ognuna con un colore differente ed ogni fermata informa, tramite un tabellone, sui minuti di attesa prima dell’arrivo del prossimo treno con una precisione svizzera; le poche volte che l’informazione sui tempi non è esatta, non lo è perchè la metro è anticipo(!).
Consiglio: ritengo sia molto comodo il biglietto valido per più giorni. Unica raccomandazione: la prima volta timbratelo di mattina, la sua durata non viene calcolata in base all’orario della prima obliterazione ma segue i giorni solari (es: se si timbra il biglietto valido due giorni alle sette di sera di giovedì, la sua scadenza è comunque fissata alla mezzanotte del venerdì).

Low-Cost

Per chi viaggia con i voli low-cost (nel nostro caso Ryanair) l’atterraggio è previsto all’aereoporto di Beauvais… che solo con un estremo sforzo di ottimismo si può definire un aereoporto di Parigi, visto che il pullman/navetta impiega circa un’ora e mezza prima di arrivare nella capitale francese.
Per quanto riguarda il nostro viaggio, essendo partiti alle cinque del mattino da Firenze per essere alle sei all’aeroporto di Pisa, lo stato catatonico da mancanza di sonno ha reso il viaggio in autostrada (malgrado la scomodità del pullman) quasi piacevole e senz’altro utile per recuperare un “pisolino”.

Premier Jour

Avendo solo tre giorni a disposizione, abbiamo deciso di non perdere neanche un secondo e, subito dopo aver lasciato gli zaini nella camera d’albergo in zona Montmatre (di cui parleremo in seguito), ci siamo avviati verso la Basilica del Sacré Coeur (Sacro Cuore). A questo punto è doverosa una precisazione: chi sta scrivendo queste righe è di Roma, quindi per quanto riguarda chiese e basiliche ha un occhio quantomeno allenato; eppure il Sacré Coeur è riuscito a trasmettermi sensazioni particolari: lo stile architettonico è stupendo perchè non omogeneo e al suo interno le atmosfere sono ovattate. Altro particolare è il colore chiaro delle sue facciate assolutamente non ingrigite dallo scorrere del tempo o dallo smog moderno; in un primo momento ho attribuito i meriti di questa pulizia alla solerte mentalità francese ma, dopo essere tornato in Italia, ho scoperto che il segreto del candore esterno del Sacré Coeur è invece dovuto ad una particolare pietr calcarea che è in grado di non trattenere polvere e smog.
Proprio di fronte la basilica, che sorge su di una collina, c’è tutta Parigi stesa a farsi ammirare nella sua bellezza d’insieme. Col senno del poi sarebbe stato meglio affacciarsi sulla terrazza del Sacro Cuore alla fine della nostra tre giorni parigina: saremmo stati in grado di localizzare meglio i luoghi caratteristici… ma anche senza una coscienza urbanistica, la visuale è veramente pregevole.
Scendendo la scalinata antistante la basilica abbiamo notato una piccola funicolare che trasporta i turisti più pigri (o più furbi, a voi la scelta) dal Sacro Cuore a Rue Tardieu e, da qui, abbiamo raggiunto Boulevard de Rochechouart per incamminarci verso Pigalle che, in totale contrapposizione con la Basilica del Sacré Coeur, è il quartiere a luci rosse. Il cambio di atmosfera è totale: negozi che vendono gadgets di tutti i tipi di giochi e giochetti di coppia (o più di una coppia, ancora a voi la scelta), una gran numero di cinema monotematici, sexy-videoteche e, dulcis in fundo, il mitico Moulin Rouge con il suo inconfondibile mulino sopra l’ingresso.
Nel complesso, per quanto caratteristico, il quartiere Pigalle ti scivola addosso senza lasciare sensazioni di una certa rilevanza… è senz’altro un luogo da visitare (preferibilmente di giorno) ma non un imperativo turistico al confronto di tutto quello che offre Parigi.
Come ultima tappa della giornata ci siamo riservati la Torre Eiffel, per raggiungerla abbiamo scelto di passeggiare e gustare i ritmi quotidiani della città.
Mai scelta fu più azzeccata!
Le sensazioni raccolte nella lunga passeggiata sono state migliori per quantità e qualità di quelle che mi ha trasmesso la vista della Torre Eiffel che, a mio parere, riesce a recuperare fascino solo se la si colloca nel suo tempo. Con gli occhi pieni di immagini di grattacieli e strutture architettoniche moderne è veramente difficile rimanere a bocca aperta; forse salendo sulla torre il discorso cambia, forse la veduta a 360gradi di Parigi sarebbe stata mozzafiato… ma, vedendo la fila abnorme di persone che volevano comprare il biglietto per la salita, dopo una breve sosta abbiamo deciso di prolungare la passeggiata nei giardini antistanti la torre: i Champs De Mars. E proprio camminando negli ordinati e puliti Giardini di Marzo (anche se dopo la pioggia il viale è un pò fangoso) abbiamo notato che l’allontanarci dalla torre la rendeva più bella, più aumentavamo la distanza e più l’ingegno di Eiffel acquisiva carattere.
Con questa constatazione ancora sospesa nell’aria si decide di dare un’occhiata alla cartina per dirigerci alla fermata della metro più vicina e raggiungere una più che meritata doccia .
Per la cena si sceglie di uscire ed imboccare una strada qualsiasi per entrare nel primo locale che ci avesse ispirato un motivo valido a caso… essendo la fame un motivo più che valido entriamo (guarda caso) in un ristorante a meno di 600mt dall’albergo…

Deuxième Jour

Rinfrancati dall’aver dormito e con l’intenzione di fare colazione fuori, pieni di nuove energie ci siamo reimmersi nella metropolitana (francese nella sostanza e svizzera nelle tempistiche) per raggiungere Marais: quartiere da passeggio e shopping.
Risaliti dalla metro, subito abbiamo la possibilità di dare corpo alla nostra intezione mattutina ed entriamo in una Brasserie che esteticamente è una bellezza ma praticamente è un’oreficeria pasticcera: alcune torte in proporzione costano più di un diamante!
Da buon italiani accompagnamo la degustazione delle paste più care del mondo (buone però) con un loro cappucino che assomiglia al nostro cappuccino solo nel nome… per il resto è un conglomerato liquido di discutibile sapore e impossibile da deglutire. Essendo io un caffeinomane praticante, lascio a voi valutare lo stato del mio sconforto.
Consiglio: evitate approcci superficiali a caffè, cappuccini e similari. Ma non abbandonate mai la ricerca, ogni tanto spunterà una scritta: “CAFFE’ ITALIANO“… come un’oasi nel deserto.
        (ma non perdiamo il filo)
Dopo una bella quanto lunga camminata siamo arrivati al quartiere Les Halles e, sinceramente, ce ne siamo accorti solo dopo aver visto davanti a noi il Centro Pompidou: una struttura modernissima che ospita al suo interno il Museo Nazionale di Arte Moderna con più di 50.000 opere e la Biblioteca Pubblica. La cosa pazzesca è che sorge nel centro di una piazza circondata da palazzi tutt’altro che moderni, sicuramente un accostamento azzardato perchè, al primo sguardo, la differenza estetica fra i palazzi e Pompidou stride molto ma, dopo qualche minuto, non solo ci si fa l’abitudine ma inizia addirittura a piacere:  il nuovo che convive con l’antico, il moderno che contiene l’arte moderna e fuori i palazzi con il fascino del tempo trascorso, della vita vissuta… eh si, collocare il Pompidou in quella piazza è stata proprio una bella idea, azzardata ma bella.
Proseguendo per le viuzze piene di negozi, a prezzi più che abbordabili, siamo giunti al Forum Les Halles che altro non è che un centro commerciale con la particolarità di non svilupparsi in altezza ma, al contrario, in profondità con i suoi quattro piani interrati; anche qui bisogna dare a Cesare ciò che è di Cesare: la scelta di edificare nel sottosuolo ha consentito all’insieme urbanistico di mantenere intatto un bel parco, solitamente pieno di artisti di strada che, esibendosi, movimentano e rallegrano l’atmosfera.
Lasciandoci alle spalle il Forum e camminando sul lato destro del parco, raggiungiamo la chiesa di S. Eustache, anch’essa blle nelle forme, eretta di fronte ad una piazza semicircolare delimitata da una fontana a sviluppo orizzonatale.
L’insieme di questi elementi (il parco, la chiesa, la piazza con la fontana) crea un effetto di tranquillità avvolgente interrotta a tratti da risate o grida di bambini e dal chiacchiericcio dei passanti. Ultiima particolarità del luogo è la scultura “Listen”: un enorme testa umana che poggia l’orecchio destro direttamente sulla pavimentazione della piazza, accanto all’enorme testa un’altrettanto enorme mano posizionata nella classica posizione di chi sta ascoltando un suono lontano… ovviamente il suono lontano sarebbe la voce della Terra… ed ecco che la scultura acquista una quarta dimensione, il messaggio è più che chiaro e, pur non essendo un ambientalista convinto, non ho potuto fare a meno di emozionarmi veramente.
Dopo aver mangiato da KFC, una sorta di McDonald, ci incamminiamo verso Notre Dame di cui, obiettivamente, non è facile parlare senza cadere nel banale; quindi eviterò questo rischio limitandomi a due brevi flash:
1 A nostro parere, il lato migliore della cattedrale è quello costeggiato dal parco. Rispetto alla facciata è infinitamente più “mosso” e più ricco di carattere.
2 Ovviamente siamo entrati per vedere l’interno e, al di là della bellezza degli ambienti oceanici per dimensioni, la cosa che ci ha colpito è che nel mezzo del via vai dei turisti si continuava a cerebrare la messa… questa strana commistione fra persone ferme a pregare e persone in movimento che scattano foto o girano filmati ci ha creato una sensazione strana e, in fondo in fondo, neanche tanto piacevole.
3 (lo so avevo detto due, ma me ne è venuto in mente un altro) Guardate i Gargoyle! Fissateli e sentirete un piccolo brivido scorrere lungo la schiena, alcuni Gargoyle sono inquietudine allo stato puro.
Poi da Notre Dame, in un attimo abbiamo scavalcato la Senna per andare nel quartiere latino dove abbiamo trovato un’atmosfera viva e, soprattutto, un ottimo caffè italiano!!! In preda ad nuovo ottimismo “caffoumanista” abbiamo riattraversato il fiume per spostarci sulla sponda del Louvre dove, purtroppo, la fermata della metro ci ha dato buca perchè chiusa per lavori… e abbiamo scoperto che anche la metropolitana “franco-svizzera” a volta può rifilar patacche.
Dovendo procedere a piedi, passiamo nel quartiere storico adiacente la chiesa di S. Gervais, che è stata da me riallocata ad abitazione di Sarkozy e Carla Bruni (che incide i suoi album in cima alla torre). Nelle vicinanze di “casa Sarkozy” abbiamo trovato un’altra fermata metro, stavolta funzionante.
Dopo pochi minuti scendiamo alla fermata “Louvre Rivoli” e percorriamo la chilometrata scarsa per il museo. Da un’entrata laterale accediamo al cortile, quello con la Piramide di vetro, e suibto vieniamo sommersi da un’ondata di spazio aperto: il Louvre è enorme nella sua forma ad U! Finchè non lo si vede dal vivo è impossibile immaginare la vastità e l’imponenza di questo edificio, guardandolo nella sua interezzasi capisce perchè ci vuole più di un giorno per vedere tutte le opere che custodisce; sfogliando la guida scopriamo che, proprio a causa delle sue dimensioni, spesso i turisti preferiscono limitarsi ad una visita esterna per poi dedicarsi ad altro e poi, testualmente, leggiamo : <<il Louvre è il museo più evitato del mondo>>… e in fin dei conti, avendo solo tre giorni (ormai due) a disposizione, chi eravamo noi per rovinare tale nomea?
Rinfrancati dalla guida e convinti della nostra decisione di limitare l’escursione alla sola Piramide (molto più bella da fuori, da dentro si rivela per quello che è: un eccellente atrio), apriamo la cartina per decidere la nostra prossima destinazione: La Défense.
La Déefense è un quartiere ultra-moderno con vari tipi di grattacieli che delimitano una piazza sconfinata ed inoltre, si domina tutta la lunghezza degli Champs Elysées fino all’Arco di Trionfo. La caratteristica più ammaliante è comunque il palazzo del Grande Arche de la Fraternité: un cubo quasi perfetto (da wikipedia: 110mt di altezza), vuoto al centro e posizionato, in linea d’aria, esattamente di fronte all’Arco di Trionfo… già solo questo è geniale: mettere ai due estremi degli Champs Elysées la stessa struttura in due chiavi architettoni contrapposte (antico-moderno); ma poi, tornato a casa in Italia, scopro che (sempre da wikipedia) <<…il Grande Arche è stato progettato dall’architetto danese von Spreckelsen che lo ha concepito come una versione del XXsecolo dell’Arco di Trionfo, perchè fosse un monumento consacrato all’umanità e agli ideali umanitari, piuttosto che alle vittorie militari.>>… e allora penso che qualndo con l’architettura esprimi un messaggio, l’archiettura diventa arte… e mi fermo un attimo a cercare un altro esempio di arte architettonica… e mi rendo conto che tutti i casi che mi vengono in mente sono del passato……
      (comunque)
Con il pomeriggio che ormai stava diventando sera, prendiamo per l’ennesima volta l’onnipresente metropolitana e torniamo verso la comodità, comodità che vuol dire doccia, doccia che vuol dire atto necessario per continuare a definirci umani e obbligatoria per ritemprare il corpo.
Profumati e quasi come nuovi, nonostante i chilometri macinati in giornata, senza pensarci neanche un attimo si va dritti al ristorante dove, la sera prima, eravamo stati proprio bene.

Troisième Jour

La sveglia del terzo giorno ci trova più tonici fisicamente e mentalmente organizzati.
Essendo l’ultimo giorno a nostra disposizione decidiamo di dedicarci al turismo più canonico: l’acquisto di souvenir per amici e parenti.
Doccia, vestizione e colazione. Poi di nuovo per strada con passo deciso perché ormai dominiamo le dinamiche di spostamento parigino. Senza indugi ci avviamo verso il Sacre Coeur e raggiungiamo Montmartre: il quartiere più affascinante che abbiamo visitato (al pari di La Défense).
Con la sua caratteristica architettura e le vie tutte in leggero pendio, Montmartre riesce a immergere i suoi visitatori in un’atmosfera unica, sedersi ad un caffè in questo quartiere e guardare l’incessante via vai di persone dà la piacevole sensazione di essere al posto giusto nel momento giusto.
La nostra piccola sfortuna è di esserci stati in una giornata non proprio assolata… ma vabbè, non si può avere tutto.
In compenso, con calma, ci siamo guardati tutti i quadri e quadretti degli innumerevoli artisti che popolano la collina del Sacro Cuore, qui abbiamo trovato delle belle stampe, perfette da regalare al nostro ritorno e, anche se hanno prezzi astronomici, abbiamo potuto vedere delle bellissime tele. Ovviamente non possono mancare i caricaturisti che, con una perfetta tattica che io definirei quasi militare, accerchiano i turisti stordendoli con simpatiche chiacchiere fino a convincerli che non si può fare a meno di una propria caricatura; mi permetto di consigliare di imbarcarvi in una trattativa sul prezzo… io non l’ho fatto e ho pagato il doppio rispetto alla mia compagna di viaggio, evidentemente dotata di senso del commercio.
Essendo una delle zone più piacevoli di Parigi, è inutile dire che quando si è a Montmartre il tempo vola: noi abbiamo trascorso l’intera mattina a passeggiare, spulciare ninnoli e giudicare dipinti… ed è stato strano guardare l’orologio e scoprire che dalla mattina eravamo passati al primo pomeriggio… e abbiamo capito che la nostra esperienza parigina purtroppo stava volgendo irrimediabilmente al termine…… è incredibile come ci si possa affezionare a dei luoghi e a delle atmosfere in così poco tempo

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~ di worldsitetravellers su aprile 24, 2008.

3 Risposte to “Tre giorni a Parigi”

  1. Fantastico diario… ecco perché è il post più letto!

  2. Condivido, pur essendo stata presente in ogni singolo momento di quei “tre giorni a Parigi”, ogni volta che rileggo questo diario mi tornano gli stessi brividi che ho provato allora… è semplicemente stupendo! Grazie Marco!

  3. nice post

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